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 Prefazione

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di Athos Bigongiali


E con questo fanno tre, i titoli della collana I Cassetti.

Tre in un anno e mezzo, un po’ pochi per tirare un bilancio, ma abbastanza per azzardare un primo giudizio. Che è buono, anzi più che buono. E qui non dico dei risultati delle vendite, che non conosco, né di altri, che oltretutto mi coinvolgerebbero di persona visto che uno dei titoli è mio, ma del fatto di avere oggi in catalogo ben due libri di uno scrittore che non sapeva di esserlo, e così bravo, per giunta. La collana ha avuto il merito di sottrarre dai suoi cassetti il primo dei suoi lavori, ponendo così l’autore di fronte alla responsabilità che implica la decisione del pubblicare, di porlo cioè al cospetto di un pubblico che lui non sapeva ancora di avere, e quindi, in qualche misura, di costringerlo a fare i conti con se stesso e con il suo desiderio di raccontare. Di comunicare, di mettere in circolo, e in gioco, i suoi ricordi, le sue esperienze, le sue passioni. La sua storia, insomma, che poi – grazie a quella decisione – si è rivelata essere anche la nostra storia. Nostra nel senso di storia comune, di storia di una generazione e delle speranze che la animavano, prima tra tutte quella di trasformare la società attraverso la partecipazione più piena alla vita politica.

Questo è stato
Veniamo da lontano,
il libro con cui ha preso il via l’avventura di questa collana.

Poi l’Autore, come aveva promesso, è tornato a pescare.

Fausto Valtriani, infatti, è innanzitutto un uomo di mare e di barca. Non un marinaio, e neanche un navigatore, però. Ma un pescatore. Fausto è, oggi e da molti anni, un
provetto amministratore pubblico, un fine osservatore della realtà quotidiana ed un
attento pensatore politico. Ma prima di tutto è un pescatore. È così del resto che ama ritrarsi, nelle foto che lui stesso ha fatto circolare: per chi ancora non lo conoscesse, lui è quel tipo grande e grosso che sta là in mezzo, tra un pesce e l’altro, quasi più grandi e grossi di lui. Li ha appena pescati e, come egli stesso confessa, ne fa mostra senza alcun timore di vedersi rinfacciare l’accusa di vanità.

Questo nuovo libro nasce così: tra una battuta di pesca e l’altra, a loro volta intervallate dal lavoro alle
Acque Spa
, le visite all’amato nipotino e la mai sopita voglia di politica, ecco che Fausto scopre un bel giorno il mondo di Facebook e con quello la possibilità di dire la sua, e alla sua maniera, senza tanti giri di parole, ma con grande senso dell’ironia (e dell’ autoironia), sui fatti e i misfatti della nostra società e della nostra politica, a partire da quelli a cui si sente più vicino, o più coinvolto, come cittadino e come aderente alla parte politica a cui ha da sempre affidato il compito di cambiare le cose, di rendere almeno un po’ di giustizia a chi non ce l’ha, e la vorrebbe. Grazie a Facebook Fausto riprende così a scrivere, a comunicare, a mettere in circolo le sue idee e lo fa con la stessa leggerezza di fondo, la stessa facezia, lo stesso spirito vitale e la stessa sincerità con cui scrisse il suo primo libro. Il filo che Fausto tesse è infatti il medesimo, e medesime sono le sue intenzioni. Ricreando un mondo che pare appartenere al passato, suo e di molti di noi suoi lettori, Fausto ci richiama alle nostre radici, e ci dice che non tutto è perduto, ci indica un possibile cammino: una via stretta ma ricca di possibilità comunicative, anche inedite, come in questo caso il social network, Facebook. La rete, insomma, quella in cui il pescatore è caduto, come recita il sottotitolo del nuovo libro.

Il resto della vicenda lo si può leggere nella Nota, scritta da Fausto. A me, che lo accompagno anche in questa avventura, non rimane che dirgli grazie: per le sue Note,
di cui il libro è fatto, per i bei momenti di lettura e di riflessione che mi ha regalato, per
l’amicizia e la stima, che vengono da lontano e spero dureranno per sempre.

Un grazie che estendo a tutti coloro che hanno contribuito a costruire questo volu
metto, dall’editore ai grafici, agli amici generosi che ci hanno dato una mano. Il più generoso è stato Sergio Staino, autore a tutti noi carissimo, illustratore meraviglioso: grazie a lui questo libro è diventato quello che né Fausto né io avremmo mai sperato. Questo libro è diventato, almeno nelle pagine da lui firmate, un’opera.